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I geni NON controllano il nostro destino

Posted by: Silvia
Category: biologia, le mie recensioni
biologia, epigenetica

Ho sempre considerato riduttivo il concetto che i geni controllano la nostra biologia: rifiutavo l’idea che il nostro destino sia scritto nel DNA, senza un ruolo per la coscienza e senza la possibilità di fare la mia parte. Così, quando ho letto il libro “La biologia delle credenze”, il mio cuore ha esultato! Bruce Lipton è un biologo cellulare di fama mondiale che ha dedicato la sua vita allo studio del funzionamento delle cellule, dimostrando l’influenza dell’ambiente sul comportamento degli organismi pluricellulari e dell’uomo.
Il nostro corpo è composto da circa 50 trilioni di cellule che si rinnovano continuamente, le cui funzioni sono strettamente interconnesse. Ogni cellula possiede un proprio sistema fisiologico autonomo (digerente, respiratorio, riproduttivo, ecc.) e persino un primitivo sistema immunitario.
Attraverso gli esperimenti sulla clonazione delle cellule staminali, Lipton raccolse dati molto interessanti sul loro comportamento:
– le cellule procariote (dotate di nucleo) possono sopravvivere autonomamente se vengono asportate da un tessuto e trasferite in una coltura.
– ogni cellula è in grado di analizzare gli stimoli che provengono dal microambiente e adottare le risposte comportamentali più adatte alla sua sopravvivenza (è quindi dotata di intenzionalità).
– ogni cellula è in grado di apprendere esperienze e creare una memoria cellulare che le consentirà di attivare in futuro risposte analoghe. Questa memoria si trasmette alle cellule figlie al momento della divisione cellulare.
– in un ambiente sano le cellule prosperano, mentre in un ambiente non ottimale stentano; mettendo a posto l’ambiente si riprendono.
– le cellule si ritraggono in presenza di tossine (percepite come una minaccia) attivando una risposta di protezione; viceversa si dirigono verso sostanze nutritizie (percepite come un segnale vitale), attivando una risposta di crescita.

I risultati di questi esperimenti fornirono a Lipton le prove dell’influenza dell’ambiente sul comportamento delle cellule, contro la convinzione della scienza secondo cui sarebbero i geni a controllare i processi biologici.

I geni non controllano il nostro destino

Il determinismo genetico crollò definitivamente nel 2003 quando col progetto “Genoma umano” e la mappatura completa del DNA (e con l’avvento dell’epigenetica) si scoprì che il genoma umano consiste solamente di 25.000 geni, non abbastanza per spiegare la complessità delle funzioni né la superiorità degli esseri umani sulla scala evolutiva. E’ vero che geni specifici sono correlati al carattere e al comportamento, ma i geni non si attivano senza un segnale preciso.
Le proteine sono il più importante componente delle cellule: per far funzionare il nostro corpo ne occorrono più di 100.000. La scoperta più rilevante del progetto “Genoma” fu che in realtà ogni gene può “esprimersi” in tanti modi diversi, dando luogo alla produzione di ben 2.000 proteine diverse, e che la stessa proteina è responsabile di una molteplicità di funzioni dell’organismo.
A questo punto la domanda cruciale divenne: cosa determina una particolare espressione genetica e la conseguente produzione delle proteine specifiche?
Approfondendo le ricerche sul comportamento cellulare Lipton osservò che la membrana delle cellule, costituita principalmente di proteine, ha il compito di ricevere e filtrare i segnali ambientali. Le proteine della membrana (IMP) si distinguono in:

  • proteine recettori, veri e propri organi di senso col compito di captare specifici  segnali ambientali (fra cui anche campi energetici: luce, suono, frequenze radio)
  • proteine effettori, che generano l’azione.

Sulla membrana di ogni cellula ci sono centinaia di migliaia di queste proteine: attraverso le IMP la membrana riceve i segnali ambientali e attiva le proteine che determinano il comportamento della cellula.

Nel passaggio agli organismi pluricellulari le cellule si sono organizzate in comunità sempre più grandi, suddividendosi il lavoro e dando vita a organi e tessuti, con funzioni specializzate.

Il ruolo del sistema nervoso

Ora spostiamo il ragionamento dalla cellula all’uomo: nel corpo umano il compito di monitorare l’ambiente e attivare la risposta appropriata per la sopravvivenza spetta al sistema nervoso.
Il sistema nervoso (cervello e midollo spinale) si avvale di due distinti sistemi di protezione:
– L’asse ipotalamico-ipofisario-surrenalico (HPA) che ci difende dalle minacce esterne.
– Il sistema immunitario, che ci difende dalle minacce che hanno origine sotto la pelle (per coerenza nella sequenzialità del ragionamento, non tratterò qui del Sistema Immunitario).
Come funziona l’asse HPA? Così come le proteine recettori-effettori della membrana cellulare, ipotalamo e ipofisi ricevono gli stimoli dall’ambiente. L’ipotalamo e l’ipofisi fanno parte del Sistema Limbico, responsabile delle risposte di lotta o fuga per la sopravvivenza. Quando l’ipotalamo percepisce una minaccia ambientale (reale o percepita) l’ipofisi attiva una cascata di fattori neuroendocrini per permettere all’organismo di far fronte alla situazione di emergenza. Il sangue viene richiamato dagli organi viscerali ed inviato agli arti, inibendo le funzioni relative alla crescita (mitosi cellulare compresa), mentre gli ormoni surrenali reprimono l’azione del Sistema Immunitario per fornire all’organismo una grande quantità di energia per la risposta di lotta o fuga. (Naturalmente non tutti i 50 trilioni di cellule si troveranno in fase di crescita o protezione nello stesso tempo: la quantità di cellule impegnate in una risposta di protezione è proporzionale alla gravità della minaccia percepita).

Il Sistema Limbico è anche responsabile dell’affettività, regola la pressione sanguigna, la temperatura corporea, i livelli di zucchero nel sangue, la digestione, i livelli ormonali, il metabolismo, la crescita, e l’istinto sessuale per la riproduzione.
Fanno parte del Sistema Limbico talamo, ipotalamo e ipofisi, insieme a ghiandola pineale, ippocampo, amigdala e gangli della base. Nell’ippocampo – uno per ogni emisfero – si formano i ricordi a lungo termine: i ricordi vengono associati ad un evento, a persone, luoghi e a un tempo, creando così un’esperienza (memoria associativa) che in futuro potrà essere utile alla sopravvivenza dell’individuo. Nell’ippocampo vengono memorizzate anche le immagini, gli odori e i suoni di ogni esperienza. I processi attraverso cui i ricordi vengono associati agli eventi, le persone, le sensazioni, ecc. formano “percorsi neuronali” nel cervello (studi recenti rivelano che l’amigdala codifica emozioni quali paura, rabbia, tristezza e gioia come ricordi a lungo termine).
Ma c’è di più: le ricerche delle neuroscienze su peptidi e neurotrasmettitori hanno dimostrato che il sistema limbico converte sensazioni ed emozioni (il nostro ambiente interno) in segnali chimici che influenzano la chimica delle cellule. Possiamo dire che le emozioni sono molecole chimiche prodotte dalle nostre esperienze: quando pensiamo o ricordiamo, riviviamo le emozioni associate a quel ricordo e il cervello produce sostanze chimiche (neuropeptidi), che fanno sentire il corpo nella maniera in cui stiamo pensando. Non solo il corpo influenza la mente, la mente influenza il corpo.

“Non solo l’ambiente esterno, ma anche i pensieri e le emozioni (ambiente interno) modificano l’espressione dei geni. L’errata convinzione che il DNA controlla i processi biologici ci ha reso inermi di fronte all’ineluttabilità di fattori ereditari, incapaci di accettare la nostra corresponsabilità nella creazione del nostro destino” (Bruce Lipton).

Per saperne di più www.brucelipton.com/